ECO(LE)SISTEMI DI NICCHIA.
BAMBINI E INVERTEBRATI NELLE FESSURE DELLA CITTÀ
di Gianluca Gabrielli
Gennaio 2022
Io e questi bambini ci siamo conosciuti lo scorso anno, quando erano in seconda. Sono la generazione covid, entrata a scuola con la pandemia. Sono stati sottoposti fin dalla prima classe ad intensi periodi di didattica a distanza mentre le occasioni di socializzare e di alfabetizzarsi si riducevano ai minimi. I lockdown hanno sottratto loro tante occasioni di incontro con il mondo esterno, sia quello antropomorfizzato che l'altro, che per brevità chiamiamo “naturale”.
La nostra scuola è situata nella prima periferia di Bologna, l'edificio risale al periodo precedente la Grande guerra e la nostra aula è situata al secondo piano (32 gradini). Abbiamo un cortile molto ristretto, per tre quarti di cemento e per un quarto di terra; in tempo di pandemia le classi a ricreazione escono a turno in zone separate ognuna della metratura di un ampio appartamento, circa 120 metri quadrati. In ognuna di queste zone vivono alcuni grossi tigli che avranno un'ottantina di anni, probabilmente furono messi a dimora nel ventennio. Il nostro tempo scuola è di 8 ore al giorno, ma senza compresenze.
C'è vita intorno a noi?
Non è solamente perché insegno scienze, è che con bambini di quell'età c'è bisogno di cercare esseri viventi da mostrare, incontrare, suscitare stupore. Ma quel contesto storico e logistico sembrava del tutto refrattario a questa dimensione. Venivo da una scuola a pian terreno, con porte che si aprivano sul giardino, fango, alberi, insetti, erbe... Qui tutto un altro mondo.
Facendo di necessità virtù ci siamo rivolti ai tigli. Inizialmente alberi così grandi che sviluppano foglie lontane dalle nostre mani ci erano apparsi estranei, presenze poco significative come i muri o le scale, ostacoli da evitare durante i giochi di corsa. Poi qualche brivido è arrivato nelle giornate di vento quando sdraiandosi a terra provavamo a contare e inseguire con lo sguardo le foglie che cadevano. E un brivido è stata anche l'epifania animale, lassù in alto sul tronco anonimo: una “camicia” di cicala rimasta dall'estate precedente quando ancora non ci si conosceva, dapprima irraggiungibile, poi recuperata con virtuosismi acrobatici per il nostro museo delle tracce.
Ma i primi rappresentanti viventi della fauna extraumana sono venuti a trovarci direttamente in classe, dalle finestre: un pipistrello rimasto tra le tende, qualche ape e mosca che si erano perdute al freddo e che hanno fatto esplodere strepiti e urla per i secondi necessari – a loro - per trovare la via di fuga – da noi.
Viventi semoventi
Foglie cadenti, esoscheletri di cicale, pipistrelli mezzi addormentati... ancora troppo poco. Il salto di qualità, il vivente vivo che si muove nelle nostre mani sotto il nostro sguardo, è arrivato in dicembre ed è uscito dalle ghiande. Infatti per riuscire a passare qualche ricreazione all'aperto abbiamo cominciato a recarci di tanto in tanto in un parco pubblico poco distante da scuola. In quel contesto i bambini sono stati attirati dalle ghiande che ricoprivano il terreno e abbiamo deciso di raccoglierle per conoscerle e seminarle. La cosa più interessante però è successa in seguito, nel sacchetto in cui sono rimaste depositate per qualche giorno in classe; nei giorni successivi infatti i bambini si sono accorti di numerose larve che erano uscite dai gusci e si divincolavano in ogni direzione. Eccitatissimi abbiamo fatto una ricerca e ipotizzato che fossero larve del tonchio della ghianda, e per un certo periodo una delle occupazioni preferite negli intervalli è stata controllare nel sacchetto delle ghiande se ne erano uscite altre. Quegli esserini ci hanno permesso di avere argomenti interessanti per passare l'inverno; abbiamo anche provato ad allestire un piccolo terrario per permettere a quelle minuscole creature di interrarsi e impuparsi, anche se la trasformazione in insetto adulto non è andata a buon fine.
Lombrichi
Un'altra bella esperienza invernale è scaturita dall'uso episodico di un micro-cortile di circa 150 m2 concessoci per alcuni giorni a settimana dal teatro che sorge vicino alla scuola. Anche qui molto cemento (70%) e un po' di terra attorno ad altri quattro alberi di tiglio. Frequentando questo cortiletto nella stagione delle piogge i bambini hanno notato tanti piccoli grumi di terra che sorgevano dal terreno. “Chi li produceva?” Questa è stata la sfida lanciata e per scoprirlo non c'era altra soluzione che scavare con i bastoni ricavati utilizzando i rami caduti. In questo modo hanno scoperto i lombrichi, perennemente chiamati “bruchi” nonostante i miei ripetuti sforzi per differenziarli. Così il venerdì dopo pranzo, l'appuntamento fisso nel cortile del teatro era con i bastoni e i lombrichi, maneggiati intrepidamente da quasi tutti e liberati al termine dell'intervallo (anche se un paio di volte noi maestri li abbiamo trovati in classe e nelle tasche dei giacconi dei bambini: volevano portarseli a casa).
Arriva la primavera
È stata la primavera, prima e dopo un nuovo mese di dad, a proiettarci di nuovo all'esterno e a farci mutare lo sguardo verso quei tronchi rugosi di tiglio del cortile numero uno. I bambini e le bambine infatti si sono improvvisamente accorti della presenza di moltissime coccinelle dai sette punti, non sempre direttamente posizionate sul tronco degli alberi, spesso svolazzanti da tutte le parti del giardino e che a volte entravano anche nella nostra classe, affacciata in alto sul cortile. Le coccinelle sono state un buon abbrivio per prendere dimestichezza col mondo degli artropodi adulti, è stato facile catturarle, rilasciarle, tenerle per un po' nei bicchieri di plastica green che ci danno alla mensa e che i bambini conservano per finalità scientifico-ludiche.
La dimestichezza è cresciuta anche perché in classe abbiamo allestito - sempre in primavera - due piccoli allevamenti, uno di insetti stecco e uno di bachi da seta, esperienze utili a perdere la ritrosia verso gli invertebrati e a far sì che anche i bambini più timidi cominciassero a tenerli sulle mani e ad osservarli da vicino.
Appare l'invisibile
Poi, con l'avanzare della primavera, nell'ecosistema-tigli è successo qualcosa di interessante e, ancora una volta, inaspettato anche per noi maestri: tra le pieghe di quelle cortecce abbiamo scoperto altri insetti, inizialmente non identificati, estremamente numerosi. Ce li hanno mostrati ancora una volta i bambini, portandoci oltre le nostre conoscenze assodate.
Così li abbiamo fotografati e postati in uno dei gruppi social pieni di appassionati apprendendo che si trattava delle larve delle stesse coccinelle, ed è stato automatico approfondire le caratteristiche di questo insetto: il micropredatore dei nostri giardini, grande mangiatore di afidi sia nella vita larvale che nella vita adulta. È stato a questo punto che è scattato qualcosa di particolare nelle bambine nei bambini: da questo momento hanno cominciato a “vedere” di tutto, soprattutto cose fino ad allora invisibili anche allo sguardo mio e delle colleghe... Hanno trovato rapidamente le uova giallastre delle coccinelle, poi altri insetti un po' meno frequenti chiamati pyrrhocoris che si nutrono di linfa, infine degli insetti buffi, piccolissimi e neri, a forma di minuscole perette: gli apionidi.
La stagione dei ragni
Dopo l'estate sono arrivati in classe nuovi bambini e l'avventura della conoscenza degli invertebrati è ripartita piena di nuovi colpi di scena: genere aracnidi. Il primo ragno, bianco, l'abbiamo trovato nella gabbia degli insetti stecco. Poiché a questi insetti diamo come cibo il rovo, probabilmente il ragnetto era rimasto sulle foglie della pianta. Con le bambine e i bambini responsabili per quel mese dell'allevamento abbiamo deciso di lasciare l'intruso all'interno della gabbia, superando i timori di alcuni che il nuovo arrivato si potesse mangiare uno degli insetti stecco. Ma il proposito era troppo ingenuo: un paio di ore dopo un piccolo urlo del bambino che usciva in anticipo ci ha avvertiti che quel ragno cercava un ambiente più adatto alle proprie caratteristiche passeggiando sui nostri giacconi. Così nuova foto, consultazione con nuovo gruppo di appassionati facebook, identificazione come ragno-granchio, studio delle abitudini e costruzione di una nuova gabbietta con pianta fiorita incorporata, perché il ragno granchio si piazza sui fiori mimetizzandosi e attendendo le prede. Per procacciargli il cibo abbiamo tagliato una mela e un pomodoro che - marcendo - potevano attirare i moscerini nei paraggi. Il tentativo però è durato solo circa una settimana: l'ospite, dopo essere stato recuperato un altro paio di volte in fuga sui muri dell'aula, è riuscito finalmente ad evadere e gli abbiamo augurato tutta la fortuna possibile.
Philodromus e Linyphiidae
A questo punto però avevamo rotto il ghiaccio con i ragni. Così una ventina di giorni fa i bambini hanno fatto altre scoperte ai nostri occhi fantastiche: nel solito ecosistema-tiglio accanto a muschi e funghetti minuscoli sono stati individuati nuovi ragni, scuri e perfettamente mimetizzati oltre che rapidissimi. Dopo un paio di tentativi andati a vuoto sia per l'agilità dell'aracnide che per la loro reazione impaurita, i bimbi sono riusciti a catturarne uno nei soliti bicchierini e a farmi scattare la foto di rito. I nostri fedeli amici del gruppo fb interpellati ci hanno immediatamente risposto trattarsi di Philodromus margaritatus, di colore variabile e capace di mimetizzarsi per assomigliare al lichene e alla corteccia su cui si trova a vivere.
Abbiamo fatto un rapido consulto. Alla fine i bambini hanno ceduto: non potevamo allestire una corteccia umida di tiglio piena di muschio e licheni in classe, dovevamo osservarli in natura, cioè in quel frammento di natura che il ventunesimo secolo in Italia riserva ai bambini e alle bambine di una scuola della prima periferia bolognese. Ma le bambine e i bambini sono fortissimi, trovano l'introvabile; così, ancora nell'ecosistema-tiglio, ecco catturata e fotografata una nuova specie di ragno, minuscolo, attaccato ad un filo di seta: “un Linyphiidae” - ci scrive Andrea del gruppo FB “di più è difficile specificare perché sono ragni minuscoli, lunghi un millimetro, ne esistono migliaia di specie diverse”. Ci accontentiamo e lo registriamo nel nostro ecosistema sempre più gremito di vite minimali.
Fili
Quali saggezze trarre da questa storia in fieri di invertebrati e bambini? La più facile dice che le maestre e i maestri possono insegnare a vedere realtà prima invisibili, e le bambine e i bambini a loro volta possono mostrarci cose che senza il loro aiuto non saremmo stati in grado di scoprire: i bambini quando sono “attivati” hanno capacità di conoscenza insospettabili.
Ma sotto questa bella morale credo ci sia qualche altro filo, sottile e quasi invisibile, come quelli delle regnatele, che lega – forse solo nel mio sentire - bambini, maestri e gli invertebrati nascosti in nelle nicchie ecologiche delle città. Un filo esile e solidale che non riesce ad essere metafora, ma che tiene insieme tutte queste creature invisibili che bisbigliano nel chiasso e nel bagliore delle periferie pandemiche del presente.
