CATTURATI NEL SONNO DELLA NOSTRA ETA’ 

La finta intelligenza artificiale è arrivata a scuola

di Sandro Ciarlariello

 

L’arrivo della cosiddetta intelligenza artificiale nella scuola pubblica non è un evento né casuale né improvviso. Si tratta di un processo in atto da anni e che riguarda non solo la tecnologia e la didattica ma soprattutto il valore politico di ciò che facciamo a scuola.

La storia è ovviamente complessa ed è difficile scegliere un vero un punto di inizio. Ma visto che da qualche parte bisognerà pur cominciare a raccontare questa storia, allora scelgo io e vi riporto a qualche anno fa, quando eravamo tuttə in un brutto momento.

 

Prologo

 

L’11 marzo 2020, nel pieno della pandemia da Covid-19, l’unica cosa che viene in mente a chi ci governa è di fare la didattica a distanza, nome altisonante per dire lezioni frontali online. Il ministero dell’istruzione (all’epoca non aveva ancora il merito…) aveva un sito dove consigliava le piattaforme da usare nelle scuole. Le piattaforme erano solo: Google, Microsoft, Amazon, Facebook. Così, mentre il coronavirus si insinuava tragicamente nei nostri corpi, allo stesso tempo lasciavamo immergere le Big Tech sotto la pelle della scuola pubblica.

 

Un finto pappagallo

 

Nel 2020 le Big Tech della Silicon Valley stanno già sviluppando da un pezzo algoritmi di cosiddetta Intelligenza Artificiale (IA) ovvero algoritmi capaci di imparare in modo statistico un linguaggio da un grosso insieme di dati di partenza e capace di produrre testi originali sempre in modo del tutto statistico. Quindi si tratta di un algoritmo in grado di riconoscere dei pattern, non di pensare. Insomma, un software che non è così intelligente perché tecnicamente non sa quello che dice: mette in fila le parole in modo puramente probabilistico per generare un testo coerente. Per questo motivo d’ora in poi la chiamerò Finta Intelligenza Artificiale (FIA) seguendo il consiglio Richard Stallman, fondatore del GNU Project (in inglese lui dice API, Artificial Pretend Intelligence). Un celebre articolo scientifico del 2020, infatti, paragona la FIA a un pappagallo probabilistico. Inoltre, nell’articolo si evidenziano tutti i potenziali rischi dell’uso delle FIA, tra cui i pregiudizi e i costi in termini di sfruttamento delle risorse naturali (energia, materiali, acqua) in un pianeta infuocato dal cambiamento climatico, come riporta l’ONU.

Tra le autrici dell’articolo c’è anche Tmint Gebru che nel 2020 lavora per Google. Quando l’azienda legge l’articolo le chiede di ritirarlo. Ma lei non lo fa e per questo Google ha “gentilmente” accompagnato Gebru alla porta.

 

Un PNRR per ghermirli

 

Ma noi in Italia in quel momento abbiamo altri pensieri. Dopo aver dato le chiavi della scuola pubblica a Google con lo scoppio della pandemia, nel 2021 arrivano i soldi del PNRR. In particolare, a pagina 190 l’investimento 3.2 denominato “Scuola 4.0 - scuole innovative, nuove aule didattiche e laboratori” prevede “[…] la trasformazione degli spazi scolastici affinché diventino connected learning environments adattabili, flessibili e digitali, con laboratori tecnologicamente avanzati e un processo di apprendimento orientato al lavoro”.

Primi passi verso la FIA, anche se non esplicitamente nominata, e il legame con il mercato del lavoro. Il 21 luglio 2022, tre quarti dei docenti sono in ferie e un quarto è disoccupato perché precariə. Tuttavia, secondo il ministero dell’istruzione (ma ancora non del merito, per ora) è il momento giusto per pubblicare il Piano Scuola 4.0., parte del PNRR: si parla di formare adolescenti per le “professioni del futuro”, di “competenze digitali” e ovviamente di (finta) intelligenza artificiale anche se in modo ancora molto fumoso. Il ministero insiste, insomma.

 

Arriva ChatGPT

 

La finta intelligenza artificiale, fino a quel momento tecnologia lontana dalle nostre vite quotidiane, il 30 novembre 2022 arriva a miliardi di persone: l’azienda OpenAI rilascia ChatGPT, un chatbot, ovvero un software in grado di generare testo e contenuti multimediali a partire da un input testuale dell’utente. Da quel momento cambia tutto.

Le altre Big Tech cercano di tenere il passo di OpenAI. Qualche mese dopo, il 21 marzo 2023, anche Google lancia pubblicamente la sua finta intelligenza artificiale Bard, che poi l’8 febbraio 2024 cambierà nome e diventerà Gemini. In seguito arrivano anche altri chatbot, come Microsoft Copilot, Anthropic Claude, DeepSeek, Meta AI (presente in ogni chat Whatsapp...).

 

In un lago di sangue detto libertà

 

Nel 2021, ad aprile, Google e Amazon firmano un accordo con Israele per fornire infrastrutture tecnologiche non ben specificate alle forze militari per il Progetto Nimbus. I lavoratori di Google e Amazon protestano e chiedono pubblicamente il ritiro dall’accordo. Un anno dopo, a luglio 2022 alcune inchieste giornalistiche svelano il lato nascosto: Google starebbe vendendo a Israele proprio strumenti di FIA.

Nel 2024 crescono ancora le proteste dellə lavoratorə di Google contro il Progetto Nimbus e l’uso della FIA nelle campagne di Israele a Gaza e in Cisgiordania. Solo che stavolta Google ci va pesante e licenzia impiegatə e ingegnerə coinvoltə.

 

Un ulteriore conferma di questi loschi affari arriva poi il 2 luglio 2025, quando viene pubblicato il report di Francesca Albanese, relatrice speciale dell’ONU per i territori occupati palestinesi, sull’economia del genocidio. In questo rapporto si evidenziano ancora una volta tutte le connessioni tra Google e Amazon e Israele per quanto riguarda il genocidio del popolo palestinese.

Tutte queste informazioni non sconvolgono più di tanto dalle nostre parti. Anzi. Il treno della FIA è a piena velocità, senza freni. Il 13 giugno 2024 l’Unione Europea pubblica l’AI Act per tentare di regolamentare la FIA; il ministero dell’istruzione e, stavolta, pure del merito, a settembre 2024 decide di lanciare una sperimentazione biennale in 15 classi in tutta Italia. In queste classi si sta usando un tutor virtuale didattico basato sulla finta intelligenza artificiale di Google, sì, quella coinvolta nel Progetto Nimbus. Non si hanno, al momento, notizie di come stia andando la sperimentazione se non grazie ad articoli online pubblicati casualmente che intervistano qualche dirigente scolastico coinvolto.  Infine, il ministero va avanti e il 9 agosto 2025 pubblica le linee guida per “l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale nelle Istituzioni scolastiche”.

 

Intanto gli Stati Uniti e Israele bombardano l’Iran il 28 febbraio 2026 e lo fanno usando anche la finta intelligenza artificiale. Pochi giorni dopo, il 2 marzo 2026 OpenAI pubblica sul proprio sito un comunicato in cui spiega perché l’azienda ha firmato un contratto con il dipartimento della guerra (sic) degli USA. Dicono che lo hanno fatto perché ritengono “che le forze armate statunitensi abbiano bisogno di modelli di IA solidi per sostenere la propria missione, soprattutto alla luce delle crescenti minacce rappresentate da potenziali avversari che stanno integrando sempre più tecnologie di IA nei loro sistemi”. Prima di OpenAI, va detto, il contratto con il dipartimento di guerra USA lo aveva anche Anthropic per l’uso del suo chatbot Claude.

 

La profezia che si auto-avvera

 

Il cerchio infine si chiude il 22 aprile 2026, quando il ministero pubblica la bozza delle nuove indicazioni nazionali per i licei. Ci sarebbe molto da dire su questo testo, sull’idea di adolescente che trasuda dalle parole della bozza ma focalizziamoci un attimo sulla FIA, come si legge nelle Premesse del documento: “il Liceo integra l'IA non come un contenuto separato, ma come una lente critica attraverso cui rileggere le discipline e promuovere un uso etico, antropocentrico e trasparente della tecnologia, affinché essa rimanga un presidio di democrazia e non un dispositivo di opacità decisionale” (grassetto mio).  In che senso “integra” e come deve cambiare la didattica secondo il ministero? Come si rileggono le discipline con la FIA? E soprattutto, alla luce di tutto ciò che abbiamo visto, si può davvero fare un uso etico della FIA a scuola?

 

Oggi la FIA ci viene presentata come inevitabile, nella società e a scuola, con la scusa che lə studenti ormai già la usano e quindi amen. Vero, ma perché la usano? Lo dicono loro: perché il carico di lavoro a scuola è molto alto e la (presunta) IA permette loro di fare meno sforzo.

E noi docenti? Anche noi la usiamo per preparare verifiche, lezioni, materiale: insomma, come gli studenti usiamo la FIA perché riteniamo che il carico di lavoro sia altrettanto alto. Docenti e studenti insomma, per motivi diversi, cercano di non affogare nella realtà quotidiana frammentata e divisiva delle proprie relazioni. Non riuscendo a venirne fuori ci affidiamo tuttə alla FIA, che è già lì pronta ad attenderci e noi ad accoglierla a braccia aperte con l’illusione che possa aiutarci a risolvere problemi che potremmo affrontare solo con una profonda riflessione collettiva per capire come dovremmo cambiare la scuola.

 

Se non lavoriamo in questa direzione, allora la presunta inevitabilità della FIA sarà una profezia che si auto-avvera, perché l’unica vera argomentazione che ci propinano per farci usare la FIA a scuola non è didattica, bensì, come riportato nel PNRR e nel Piano Scuola 4.0., l’obiettivo è creare una scuola orientata esclusivamente al mondo del lavoro, un mondo dove le aziende che ci sono là fuori non vedono l’ora di usare l’intelligenza artificiale per ridurre i costi e tagliare posti di lavoro come già hanno annunciato (e, a quel punto, che ne sarà di noi docenti?).

 

Conservare lo status quo

 

La FIA infatti è una tecnologia di potere: inventata da miliardari maschi bianchi per generare ancora più miliardi solo per loro. Come? Con l’assuefazione di persone obbligate a farsi un account Google oppure OpenAI sin dall’adolescenza e poi eventualmente pagare il servizio da adulti. Con l’economia di guerra con cui queste aziende trovano finanziamenti grazie alla vendita di tecnologia militare. Con lo sfruttamento delle risorse naturali in un mondo devastato dal cambiamento climatico. Con la discriminazione di minoranze per cui c’è scarsità di dati usati nella fase di addestramento.

In pratica la FIA è una tecnologia che è perfetta per riprodurre lo status quo diseguale in cui viviamo. Tutto questo ci sta già cadendo sulla testa ormai da tempo e adesso arriverà sempre più rapidamente in collegio docenti, in dipartimento, in aula.

 

Ma noi, esattamente, come ci comporteremo davanti a tutto ciò?

 

Allenteremo la presa per merito di chi ci consola ed esorta alla rinuncia oppure aspetteremo il momento per un migliore slancio?