VENTISETTE GENNAIO
di Redazione
Il “Giorno della Memoria” è stato celebrato in Italia per la prima volta nel 2001. La finalità è quella di commemorare - il 27 gennaio di ogni anno, data della liberazione del Lager di Auschwitz - “la Shoah (lo sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione fascista dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio” (art. 1 della legge istitutiva), mentre nell’articolo 2 si invitano le scuole ad attivarsi per ricordare «quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti».
Fin dai primi anni l'attenzione delle istituzioni e delle associazioni che hanno deciso di celebrare la data si è concentrata sulla Shoah, cioè sulle principali vittime dell'universo concentrazionario nazista, perdendo però in questo modo l'occasione per gettare luce su un contesto più ampio, di ricostruire cioè la complessità della “Soluzione finale” e il coinvolgimento in essa dei vari Stati europei, Italia compresa, nonché la complessa gerarchia di uomini e “sotto-uomini” istituita dal regime nazista e dai suoi alleati nel tentativo di costruire un'Europa e un mondo gerarchizzato per “razze”.
La giornata è stata sì volano di approfondimenti storiografici e di una crescita del sapere diffuso, ma è stata anche l'occasione per una semplificazione divulgativa di ciò che accadde, trasformando spesso in cerimonie di presa di posizione etica quella che poteva essere occasione per un approfondimento storiografico e allo stesso tempo per un allargamento dello sguardo in senso diacronico, rivolto sia al passato che al presente.
Anche nella scuola la celebrazione del 27 gennaio ha assunto sovente i caratteri di una adesione di tipo etico, a volte puramente formale, capace di risolversi in un’iniziativa della durata di poche ore: la visione di un film, la partecipazione a una lezione o una rievocazione, visite a mostre, tutte attività proposte senza un percorso di avvicinamento che potesse illuminare contesto, precedenti, connessioni.
Negli ultimi anni, sotto la spinta degli accadimenti storici, sta forse aprendosi una nuova stagione di riflessione sul modo di attraversare il “Giorno della memoria”, che ci auguriamo trovi una nuova sintesi tra conoscenza storica, riflessione sul presente, capacità di fare i conti con le responsabilità italiane del passato e di oggi. La considerazione e la riflessione su concetti quali: genocidio, razzismo, antisemitismo, fascismo, colonialismo e imperialismo costituiscono una palestra di conoscenza e valutazione del passato e del presente che possono trovare nel 27 gennaio un momento di confronto, anche aspro, ma capace di non arretrare di fronte alle contraddizioni che la storia nel suo farsi ci pone con un’urgenza inimmaginabile fino a poco tempo fa.
In questo contesto, abbiamo deciso di riproporre un “esperimento” realizzato nel 2003, all’inizio di questa “stagione della memoria”, come Centro Studi per la Scuola Pubblica di Bologna. Prendendo le mosse da una citazione di Franco Fortini – "Le ceneri di Auschwitz sono mute a chi non le investe di una partecipazione presente" – e da un convegno di aggiornamento rivolto agli insegnanti, redigemmo un volumetto dedicato alla ricorrenza (I fantasmi dell’ “Altro”, https://win.cespbo.it/testi/quaderno_cesp_2.htm ). Tale iniziativa fu concepita, però, come opportunità per promuovere una riflessione articolata su molteplici tematiche che, a partire dalla distruzione degli ebrei d’Europa, si configuravano come aspetti significativi e interconnessi nella storia del Novecento.
In questo volume sono raccolti e tenuti insieme da un filo concettuale tenace: un saggio di teoria del razzismo; un’analisi sul razzismo nelle scuole italiane alla fine degli anni Trenta del Novecento; una testimonianza di una partigiana ex deportata; una intervista allo storico Giovanni Miccoli sull'antisemitismo nella Chiesa cattolica; un ricordo di Patrice Lumumba, figura di spicco nella lotta di indipendenza del Congo dal Belgio; un'analisi dei primi risultati del processo di giustizia avviato nel Sudafrica post-apartheid; una riflessione sulla figura del migrante nell'Italia contemporanea e le valutazioni di un avvocato che si era trovato a difendere alcuni migranti ingiustamente accusati di terrorismo. Completava il volume una nota sull’ennesimo tentativo governativo di istituire una commissione di controllo sui libri di testo scolastici.
Come si vede una costellazione di temi ampia, che scommetteva su una connessione tra analisi storica del razzismo e dell’antisemitismo, scavo nell’esperienza e nella memoria della decolonizzazione, attenzione per i rigurgiti di razzismo collegati alla nuova fase di immigrazione in Italia, impegno per la libertà di insegnamento.
Inutile dire che questa scommessa negli anni successivi è stata persa, non è in questa direzione che si è andata sviluppando la giornata memoriale. Forse però potrebbe ritornare oggi utile considerarla come una strada possibile, probabilmente inevitabile, per comprendere meglio il presente e guardare ad esso provando ad usare la storia per potenziare il nostro sguardo.
Abbiamo quindi pensato di riproporre quell’opuscolo, non tanto per la sua attualità (anche se molti dei saggi si leggono ancora con una certa utilità), quanto per ricordarci che ancora, oggi come allora, dipende da noi la costruzione della rete di memoria che riteniamo utile per comprendere il passato e il presente, senza separarli e cercando di evitare che quel ricordo si ingessi in una ritualità solamente etica. Oggi più che mai sarebbe di grande importanza cercare di comprendere la storia del Novecento e di questo quarto abbondante del nuovo secolo con tutte le contraddizioni che ci si pongono di fronte.
