MOLTO PIÙ DI UNA STORIA

Cosa succede davvero quando in classe si legge un albo illustrato

di Brigitte Sorrentino

 

A prima vista potrebbe sembrare una scena semplice: un’insegnante apre un libro, i bambini ascoltano, qualcuno sorride, qualcun altro fa una domanda.

In realtà, dietro quella che appare come “una semplice lettura” si nasconde un lavoro profondo, pensato e costruito con cura. Un esempio è quanto accaduto partendo dall’albo illustrato “I vicini della via Chissà” edito da Pane e Sale, scritto e illustrato da Cristina Zafra, diventato il cuore di un percorso che ha trasformato una storia in un’esperienza di crescita.

L’albo racconta la storia di un palazzo abitato da personaggi bizzarri, ognuno con una caratteristica particolare che rappresenta anche una difficoltà. I vicini riescono ad aiutarsi a vicenda trasformando i propri limiti in risorse, anche se non sempre esiste una soluzione per tutti, come nel caso della Signora Toraventile, sempre raffreddata.

 

Dal silenzio dell’ascolto al dialogo vero

 

Tutto è iniziato con la lettura ad alta voce. Ma leggere in classe non significa solo “raccontare una storia”: significa scegliere il ritmo, fermarsi nei punti giusti, osservare le reazioni, lasciare spazio agli sguardi.

Dopo l’ascolto, ci si ferma. Si parla. Si discute. Ci si fa domande:

Che cosa significa vivere accanto a qualcuno?

Perché a volte abbiamo paura di chi non conosciamo?

Quanto conta l’aiuto reciproco?

Inizia così una riflessione sulla convivenza, sulla curiosità verso l’altro, sul sostegno tra vicini. Non ci sono risposte “giuste”, ma pensieri personali. La lettura diventa educazione alle relazioni.

 

Scrivere per risolvere problemi (anche con la fantasia)

 

Poi arriva il momento di mettersi in gioco.

Ai bambini viene chiesto di aiutare la Signora Toraventile, uno dei personaggi della storia, trovando una possibile soluzione al suo problema.

Qualcuno inventa strumenti ingegnosi, qualcun altro elabora strategie intelligenti, altri scelgono la via della fantasia o dell’umorismo. Tra le proposte più curiose, c’è chi ha scritto che le hanno cambiato il ventilatore, mettendone uno con l’interruttore a portata di mano, così da poterlo controllare facilmente. Altri bambini hanno immaginato rimedi più fantasiosi, come un esercito di fazzoletti volanti o una nuvola speciale che raccoglie il raffreddore.

 

 

Ogni testo diventa il riflesso di un modo diverso di pensare, di affrontare un problema e di esprimere la propria creatività. Dietro questa attività c’è molto più di un esercizio di scrittura:

c’è la capacità di comprendere un problema;

c’è il coraggio di proporre un’idea personale;

c’è la libertà di essere creativi senza paura di sbagliare.

E poi c’è un passaggio fondamentale: leggere il proprio testo davanti ai compagni. Un piccolo, grande atto di fiducia.

 

“Io sarei…”

 

Se potessi entrare nella storia, quale personaggio vorresti essere? E perché?

Qui entra in gioco l’empatia. I bambini si mettono nei panni di qualcun altro, ne comprendono emozioni e caratteristiche, spiegano le proprie scelte.

C’è chi sceglie il personaggio più coraggioso, chi quello più curioso, chi quello più generoso. Ogni risposta racconta qualcosa anche di chi scrive.

Condividere ad alta voce questi testi significa imparare ad ascoltare davvero, rispettare il turno di parola, accogliere idee diverse dalle proprie.

 

Gli apprendimenti che non si vedono (ma crescono)

 

Da fuori si vede un libro che viene aperto.

Dentro, succede molto di più.

Si sviluppano apprendimenti linguistici: ascolto attento, comprensione del testo, arricchimento del lessico, capacità di scrivere in modo chiaro.

Si allenano apprendimenti sociali: collaborazione, rispetto, confronto.

Si costruisce educazione civica concreta: imparare che l’altro non è una minaccia, ma una possibilità.

Si coltiva creatività: immaginare soluzioni nuove, rappresentare personaggi e ambienti, dare forma ai pensieri.

 

Il “potere” dell’albo illustrato

 

Un albo illustrato non è solo un libro per bambini. È uno strumento potente. È un laboratorio di pensiero. È un’occasione per crescere insieme.

Da fuori si vede una storia letta ad alta voce.

Dentro si muovono pensieri, emozioni, relazioni.

E forse, se vi capitasse di leggere “I vicini della via Chissà”, vi verrebbe quasi voglia di tornare tra i banchi di scuola, alzare la mano e dire: «Secondo me, la Signora Toraventile potrebbe…»

Perché imparare non è mai solo studiare. È scoprire mondi nuovi e osservare ciò che ci circonda con occhi curiosi e attenti, cogliendo dettagli che spesso sfuggono. È partecipare attivamente, mettersi alla prova e sentirsi parte di un percorso condiviso, dove ogni passo arricchisce non solo la conoscenza, ma anche la capacità di comprendere e sostenere gli altri.

Imparare significa crescere insieme: costruire relazioni, riconoscere emozioni, aiutare chi ci sta accanto e sentirsi a volte sostenuti, a volte guida. Significa trasformare ogni esperienza in un’occasione di riflessione, scoperta e collaborazione. È un processo in cui il sapere si intreccia con il sentire, e ogni piccolo gesto o pensiero contribuisce a diventare, giorno dopo giorno, un po’ più grandi non solo nelle conoscenze, ma anche negli apprendimenti emotivi e relazionali, che restano con noi anche da adulti.