L' ANNULLAMENTO DELL'INCONTRO TRA STUDENTI E REFUSENIK A BOLOGNA

Intervista a Luca Castrignanò, Fahrenheit, radio3, 18 dicembre 2025

 

Radio3: Parliamo di scuola e vogliamo raccontare appunto una lettera aperta sull'annullamento delle uscite didattiche per incontrare ragazzi israeliani refusenik, ovvero obiettori di coscienza, all'istituto Aldrovandi Rubbiani di Bologna. Ecco, c'è una rete di sostegno ai giovani che rifiutano il servizio militare obbligatorio in Israele e due refusenik di passaggio in Italia sono stati anche ospiti della nostra trasmissione lo scorso 11 dicembre. Noi parliamo con uno dei docenti firmatari Luca Castrignanò che ci ha aggiunto al telefono e che saluto, buon pomeriggio.

 

Castrignanò: Buon pomeriggio a voi.

 

Radio3: Grazie, grazie per essere con noi vogliamo riepilogare la vicenda Luca Castrignanò?

 

Castrignanò: La vicenda in realtà sarebbe una vicenda abbastanza ordinaria di scuola. Circola tra i docenti l'informazione su un'occasione un po' particolare: un incontro che è stato ritagliato dalla giornata che questi due giovanissimi ragazzi refusenik trascorrevano a Bologna. Grazie ad Assopace Palestina si offriva la possibilità alle scuole di partecipare con un numero di posti limitati; noi ci siamo subito attivati discutendone perché pensavamo che fosse un iniziativa ideale per i nostri ragazzi, soprattutto per quelli delle classi quinte, che avrebbero potuto incontrare dei loro coetanei con cui discutere di temi pesanti. Non soltanto in generale della questione della Palestina, che tanto ha occupato la società in Italia a partire da settembre, ma anche direttamente la questione del servizio militare; cosa significa vivere in un Paese in cui l'esercito e la violenza militare costituiscono un percorso obbligato per gli studenti che si trovano appunto a diciotto, diciannove anni a ricevere la lettera di coscrizione. Ecco, un'occasione davvero insolita sia per gli studenti che per i docenti, che per questo è stata accolta da diversi consigli di classe, compatibilmente con tutte le attività programmate, ed è diventata la richiesta di un autorizzazione per uscire formulata attraverso la modulistica che normalmente si compila quando si va a una mostra, ad un museo, alle presentazioni di un libro, sono molti gli eventi di questo tipo.

Poi la notizia inaspettata, a nemmeno ventiquattr’ore dall’evento, che era stato già regolarmente pubblicato sul registro scolastico è stato annullato adducendo come unica la motivazione la nota ministeriale di novembre in cui si richiamavano i dirigenti a prestare attenzione agli incontri che venivano svolti con esperti esterni (anche se l'incontro a dir la verità non era organizzato dalla scuola, era l’adesione ad un'offerta del territorio come ce ne sono tante) lasciandoci tutti sgomenti.

Il motivo per cui ci ha lasciato sgomenti è il fatto che in tanti anni nessuno di noi aveva mai subito un trattamento del genere. Qui stiamo parlando di tanti insegnanti: sei consigli di classe coinvolti, tutti di una decina di persone, che valutano se ci sono delle opportunità educative negli incontri proposti alle scuole sul territorio... era stata appunto ampiamente accolta questa possibilità e gli incontri sono sempre delle occasioni di approfondimento che poi vengono discusse e vengono... approfondite in classe con i diversi punti di vista; per cui siamo rimasti veramente sbalorditi, ed è inutile girarci intorno: è stato vissuto come un intervento di censura.

 

Radio3: Allora la disposizione ministeriale a cui si fa riferimento, che è piuttosto recente, parla appunto del “sereno confronto tra posizioni diverse” (qui leggo testualmente), quindi sembrerebbe suggerire - e chiedo se la mia interpretazione è corretta - una sorta di par condicio (potremmo definirla così, che però è un tema da dibattito elettorale). Quando un principio del genere cala a livello scolastico, chiaramente il pluralismo rimane un tema sacrosanto, ma qui ci troviamo in una questione forse un po' più ampia, di principio, ovvero il tentativo di perseguire la pace attraverso l'obiezione di coscienza che peraltro è prevista anche dal nostro ordinamento - anche al di là ovviamente delle ovvie differenze fra la situazione in Israele e quella in Italia. Ecco, che cosa comporterebbe secondo lei - intanto le chiedo se la mia lettura è corretta - se fosse distribuito un po' in tutti i passaggi della vita scolastica un principio così stringente?

 

Castrignanò: Sì, mi sembra totalmente corretto e la riflessione da fare va proprio in questo senso. Parto da dire che cosa sono questi incontri. Lo accennavo prima: quando un consiglio di classe o un insegnante decide di partecipare ad un incontro (facciamo degli esempi simili, anche andare a vedere un film, offerti dalla rete dei cinema dei territori per le scuole) valuta che quella possa essere un'occasione. Userei questa parola perché si sono usate parole secondo me ampiamente a sproposito: “propaganda”, “indottrinamento”, cose di questo genere... e poi spiegherò perché. E l’occasione che cos'è? È un materiale. Le uscite didattiche hanno un senso se costituiscono argomento, tema di discorso, di approfondimento, di chiarimento, di dubbi, di critiche. Quando si fa un incontro o un'uscita didattica non sempre le valutazioni sono positive ovviamente, possono essere divergenti, possono essere anche negative. Però se il contenuto è tale da costituire un terreno di discussione e riflessione, in consiglio di classe i docenti valutano di sfruttarla. Questa è la prima cosa da chiarire, come funziona a scuola.

Secondo, la questione della par condicio. Prendo spunto dalle sue parole. Il modello della par condicio dei dibattiti elettorali e quello che viene ospitato nelle TV è un modello di discussione competitiva in cui molto spesso le ragioni cioè gli approfondimenti delle questioni sono subordinati ad altre esigenze che sono quelle di prevalere, di far emergere chi parla meglio, chi urla di più, chi è più ammiccante... insomma, non esattamente quelli che sono i valori di riferimento per gli approfondimenti e per il pluralismo a scuola. Qualsiasi argomento può essere oggetto invece di interpretazioni di tipo diverso, inoltre se noi introduciamo la par condicio di fatto annulliamo la stragrande maggioranza degli eventi di approfondimento e delle uscite didattiche delle scuole.

Partiamo dall'esempio dei refusenik, noi abbiamo chiesto esplicitamente di dirci quali indicazioni sarebbero state da seguire per un ipotetico contraddittorio, anche ammesso che fosse stata la scuola – e, ripeto, non era la scuola ad organizzare l'evento ma era un evento organizzato da un'associazione esterna e da chi curava questa questo tour dei refusenik in Italia. Ma anche ammesso che fosse stato così, quale sarebbe stato il contraddittorio? Perché nella pratica questa indicazione non viene fornita, e non viene fornita perché non è così semplice individuarla. Provocatoriamente uno potrebbe dire: che cos'è esattamente questa posizione diversa ed opposta che si sarebbe dovuto portare? Quella dei militari che aderiscono all'esercito israeliano, che sparano? Insomma, diventa un terreno estremamente complicato. Ma al di là del caso specifico io ho in mente tantissime iniziative, per esempio sulla violenza di genere, per esempio sui vari aspetti dell'educazione alimentare, educazione alle droghe, alla salute eccetera, che presentano sempre degli aspetti, delle sfaccettature per cui sarebbe ipoteticamente pensabile un contraddittorio ma che non ha senso impostare in questa maniera. E poi, in generale, tutte le esperienze che hanno a che fare con le testimonianze, ad esempio le testimonianze di eventi storici del passato (io qui penso alle deportazioni e ai campi di concentramento, alla lotta partigiana). Ma davvero non riusciamo a capire e a vedere che nella vita scolastica non è possibile impostare questi incontri secondo le disposizioni che sono arrivate, e che cancellare questo tipo di esperienze sia una enorme privazione di occasioni di approfondimento, di conoscenza diretta, soprattutto di conoscenza diretta, perchè senti qualcosa per bocca di altre persone che ti trasmettono le loro esperienze di vita?

 

E allora arriviamo al punto - se posso continuare il discorso - che è sulla questione del contraddittorio e del pluralismo. Io penso che ci siano una serie di equivoci che andrebbero chiariti, perché questo tipo di note ministeriali producono un effetto di spaesamento, di paura, e il dirigente che è intervenuto nella mia scuola e ha impedito questo incontro - secondo me con grave danno sia per la dignità della scuola e dei docenti che per l’opportunità di crescita e di discussione degli studenti - ha agito soprattutto perché aveva paura di essere colto in fallo, aveva paura di fare qualcosa di sbagliato. Non per una questione di merito, ma perché questa circolare in qualche modo è vissuta come una minaccia, come qualcosa che intimidisce. Ora, che nella scuola ci sia oggi un clima di minaccia e in qualche modo intimidatorio, che nel migliore dei casi diffonde la paura paralizzante di essere colto in fallo, ecco questo è davvero un grave danno. Il pluralismo è un'altra cosa. Pluralismo significa avere fiducia negli insegnanti, nella progettazione didattica, nell’apertura delle menti, nell’approfondimento, e non introdurre a scuola una dinamica di paura.