IL COSTO DI ESSERE STUDENTE
di Samuele Pieroni
Il periodo universitario è tra i momenti della vita che quasi tutti ricordano con felicità per un motivo o per un altro. Chi perché ha conosciuto amici o partner, chi perché ha dato sfogo alle sue curiosità o chi semplicemente ha adorato studiare nelle biblioteche. Ci sono anche studenti però che non hanno ricevuto una buona accoglienza dall’università. Nel 2024 gli importi delle borse di studio per i fuori sede hanno superato i 7000 euro, ma separandoli tra alloggi e mense rimane poco per gli studenti, e le spese non si fermano qui, anche i libri e i mezzi si devono pagare. Quindi sono costretti a trovarsi un impiego. Spesso questo impiego è un lavoro part-time e molte volte si tratta di un lavoro sottopagato a tratti degradante. Ci hanno insegnato che chiunque ti offra lavoro va ringraziato a prescindere ma quando si arriva a pagamenti di 4/5 euro l’ora qualcosa nell’equazione è andato storto. Come fa uno studente medio, senza aiuto dei genitori, a fare fronte alle spese con una busta paga (se il lavoro ha un contratto regolare) di 600 euro al mese quando gli affitti salgono a dismisura e chiedendo pure, nei casi peggiori, fideiussioni bancarie come garanzie di pagamento per posti letto? Il tema economico è tra i maggiori problemi degli studenti che possono anche risentirne anche a livello psicologico. Lo stress dovuto dalla ricerca e di un appartamento e di un lavoro che non ti paga abbastanza.
Per fortuna l’università di Bologna offre a tutti gli studenti, con un servizio di sportello gratuito, supporto psicologico a breve termine sia individuale che di gruppo e anche una lista di persone a cui rivolgersi per ogni tipo di problematica come lo sportello anti-violenza e anti-discriminazione, il quale dà la possibilità di cambiare nome per la durata della carriera universitaria (carriera alias) e fornisce supporto per studenti DSA oppure caregiver per studenti che convivono con disabilità.
Lo stress purtroppo non deriva solo dall’economia, le ingiustizie accadono a volte tra le cattedre durante gli esami. Un caso abbastanza famoso è la testimonianza di un ragazzo su reddit (una piattaforma social, antenata dei social di adesso, dove viene creata una domanda di qualsiasi tipo in un canale, o subreddit, e sotto la sezione dei commenti si popola di risposte dirette e risposte ai commenti stessi). Il caso parte da una domanda posta agli utenti, il titolo recita: “Qual è l’ingiustizia più grande che avete subito all’uni?”, la sezione commenti elenca decine di soprusi subiti agli esami e studenti da tutta Italia che si supportano a vicenda. Il primo commento confessa la sua esperienza riguardo a un esame in cui, a detta sua, aveva risposto correttamente ma solo perché nell’ultima domanda aveva usato un termine che non era stato usato dal professore nel suo libro, non ha raggiunto il punteggio minimo per passare, arrivando anche a minacciare gli altri studenti iscritti all’appello che se non li avesse promossi sarebbe stato per colpa del ragazzo in questione. Spesso questi episodi impediscono di poter procedere alla domanda di laurea ritardando un iter già non semplice di suo. Io stesso ho subito un pregiudizio, in quanto studente di lettere pur non avendo frequentato il classico. Un professore mi ha chiesto, dopo una mia risposta imprecisa, che scuole avessi fatto e una volta risposto lui mi disse che in fondo il corso di lettere era aperto a tutti con un tono sprezzante e un fare supponente. Alcuni professori e professoresse, però, fanno tirare un sospiro di sollievo. Una mia esperienza positiva è stata quando un professore, vedendo che ero in difficoltà, mi consigliò di seguire un tutoraggio gratuito che l’ateneo mette a disposizione al posto di bocciarmi in malo modo; ho apprezzato l’empatia del docente.
Gli studenti, come i giovani in generale, spesso non si sentono rappresentati dalle istituzioni e uno dei loro diritti quando non vengono ascoltati sono atti importanti come un’occupazione o una protesta pacifica. Ma dopo i recenti decreti governativi, i protestanti saranno trattati e giudicati più aspramente rischiando anche la reclusione per aver esercitato un loro diritto, ovvero farsi ascoltare. Alcuni relatori speciali dell’ONU hanno espresso non poca preoccupazione rispetto al decreto-legge 48/2025, trattando gli studenti stanchi come dei terroristi e giustificando atti violenti delle forze dell’ordine. Uno degli esperti ha detto.
“Mentre la gente è scesa in piazza per protestare contro il nuovo disegno di legge sulla sicurezza, il governo italiano deve rispettare e proteggere il diritto all’assemblea pacifica ed evitare restrizioni indebite, dispersioni illegali e uso della forza.”.
Gli studenti possono contare, inoltre, proprio su loro stessi e sulle reti sociali che si formano ogni giorno per aiutare i nuovi arrivati. Nella catena di giovani non manca mai una mano da chi c’è già passato e,da chi sa come funziona, per evitare che gli studenti a venire non subiscano quello che hanno subito i precedenti. L’università può spaventare ma rimarrà un periodo della vita che ricorderemo come roseo se continuiamo a farci ascoltare, e a non aver paura di esternare i nostri bisogni.
